Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
In innumerevoli occasioni Matteo Salvini ha dimostrato di essere un improvvisato e uno sprovveduto. L’ulteriore conferma la si è avuta in queste ultime settimane, allorché Salvini si è ingenuamente intestato la paternità di un nuovo Codice della Strada che probabilmente non ha neanche letto. Quando “assumono la responsabilità di un dicastero” i cosiddetti ministri trovano l’agenda già tracciata dai lobbisti, che sono quelli che scrivono materialmente le leggi. Si può stare certi che anche l’ennesima finta resurrezione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina non sia farina del sacco di Salvini ma la pluridecennale operazione fraudolenta per spillare al contribuente soldi col pretesto di un ponte che non si ha neppure voglia di fare.
La cleptocrazia imperante si narra al pubblico e a se stessa come tecnocrazia, ma è costretta a confondere le acque con la fintocrazia, per cui spetta ai politici di turno esporsi e prendersi gli sberleffi per gli apparenti nonsensi. Con i suoi eccessi di enfasi Salvini ha però esagerato, attirando troppa attenzione; per cui si è notato immediatamente che il nuovo Codice della Strada ha due effetti pratici molto evidenti. Il primo effetto è quello di aumentare il potere e la discrezionalità delle cosiddette “forze dell’ordine” offrendo loro altri margini di abuso e corruzione. Rendere così incerto e aleatorio il risultato dei controlli tossicologici ai posti di blocco indurrà anche gli automobilisti più sobri a cercare di evitarli versando un “pedaggio” agli agenti.
Ma la licenza di estorsione rilasciata alle varie polizie è solo una faccia della medaglia, mentre l’altra riguarda il lobbying delle assicurazioni, che hanno trovato nel rischio di perdita dei punti e di ritiro della patente un nuovo campo d’affari. Allo stato attuale l’assicurazione per il rischio del ritiro della patente è già obbligatoria per le aziende. Si faccia caso al paradosso per il quale una politica che si dichiara per la tutela dell’ordine pubblico, e quindi dovrebbe diminuire i rischi, diventa invece un modo per aumentare i rischi e, di conseguenza, il business della copertura assicurativa degli stessi rischi.
Il lobbying è un dispositivo in funzione degli interessi affaristici e non degli “interessi economici”, poiché l’economia è un bel concetto nobile, che implicherebbe l’equilibrio. Al contrario, gli affari si avvantaggiano del caos e quindi ben venga il caos, grazie al quale ogni cittadino può diventare una preda e un pollo da spennare. Negli ultimi trenta anni la Scuola pubblica ha progressivamente perso le sue funzioni di istruzione e persino di trasmissione ideologica, mentre la sua principale attività consiste nella delegittimazione dei docenti. Nella pantomima tra destra e “sinistra”, tra “merito” e ”inclusione”, l’unico punto fermo è che la classe docente non è “adeguata”. L’aziendalizzazione della Scuola (dapprima veicolata col nome accattivante di “autonomia scolastica”) si è risolta appunto in un delegittimare i docenti e metterli in competizione tra loro. Un insegnante delegittimato non può istruire e neppure trasmettere ideologia. Nella Scuola pubblica degli anni ’80 e ’90 l’europeismo era diventato una religione civile, con tanto di pellegrinaggi come a Lourdes ed alla Mecca, cioè quel progetto Erasmus che oggi sopravvive come agenzia turistica ma che non suscita più il pathos di una volta, quando anno per anno agli studenti si faceva credere che sarebbero stati la prima generazione ad avere la cittadinanza europea. In epoca pre-Covid si era tentato goffamente di sostituire la palingenesi europeista con il catastrofismo del riscaldamento globale, proponendo Greta come modello alle giovani generazioni. Ma l’emergenzialismo ha appunto il difetto di consumare troppo presto le varie emergenze, per cui non si fa in tempo ad appassionarsi ad una che già ce n’è un’altra. Viviamo nell’epoca della cleptocrazia compiuta, perfetta; ma ciò comporta l’effetto collaterale di una crescente incapacità delle oligarchie di condurre una narrativa che non si auto-smentisca in continuazione; di qui la goffaggine e la smania censoria.
La categoria dei docenti è stata oggetto di un aggiotaggio sociale, cioè di una campagna informativa mirata ad una svalutazione, ad un discredito professionale e morale, utile a creare pretestuosamente altri bisogni per i quali vendere prodotti che altrimenti non avrebbero avuto mercato. Il primo prodotto da commercializzare nella Scuola attuale è ovviamente la formazione dei docenti, che deve essere strutturale e permanente, per cui gli insegnanti sono considerati dei minorenni bisognosi a vita del tutore. Destra e “sinistra” possono fingere di accapigliarsi sugli orpelli ideologici, ma i business sono trasversali; infatti sulla necessità della formazione permanente sono tutti d’accordo.
La trasversalità destra-sinistra vale anche per l’alternanza Scuola-lavoro, il cui messaggio è che la Scuola può acquisire un minimo di senso soltanto ponendosi in condizione subordinata ed ancillare nei confronti delle imprese. Ormai però è chiaro cosa ci sia dietro il fumo della retorica tecnocratica di Confindustria, visto che tutti i governi, di qualsiasi colore, sono prodighi di incentivi e contributi finanziari alle imprese che avviano progetti di alternanza Scuola-lavoro. Parlando di Scuola si può tranquillamente prescindere dal ministro dell'Istruzione di turno; anzi, è meglio non nominarlo neppure.
Un altro business derivante dall’aggiotaggio sociale sulla categoria dei docenti riguarda ancora una volta le assicurazioni. Contro ogni buonsenso, all’insegnante delegittimato ed eterno minorenne vengono attribuite crescenti responsabilità nella vigilanza sugli allievi; al punto di diventare responsabile civilmente persino dei danni che gli allievi si infliggono tra di loro; quindi anche per gli atti di bullismo. L’insegnante delegittimato tende a sopravvivere facendosi egli stesso agente dell’aggiotaggio sociale, il che significa cercare di salvare se stesso screditando il resto della categoria; un cannibalismo da zattera della Medusa rappresentata nel quadro di Géricault. Il paradosso è che l’insegnante ufficialmente “vigilante” in realtà tende a porsi come promotore di indisciplina studentesca a scapito dei colleghi. I maggiori agenti di disordine nella Scuola oggi non sono gli studenti o i genitori, ma proprio il personale scolastico, i dirigenti, gli ATA e soprattutto i docenti. Ciò vuol dire che l’insegnante sopravvive, e talvolta prospera, soltanto attraverso la capacità di stabilire “relazioni extra-istituzionali” (tradotto: associazioni a delinquere) con gli studenti, con i dirigenti e con i colleghi. Questa Scuola inferno potrebbe essere considerata da un altro punto di vista come un paradiso dei sociopatici.
La condizione di totale illegalità in cui attualmente versa la Scuola costringe i singoli docenti ad assicurarsi contro i rischi di danni fisici e psicologici che il caos può determinare sugli allievi. Le lobby sono trasversali tra il pubblico e il privato, mentre i loro affari si basano sulla alternanza tra legalità e illegalità; infatti la legge si presenta ad esigere il risarcimento dei danni causati proprio dalla sua assenza ingiustificata a scuola. Si ritiene poi del tutto normale che le compagnie assicurative vengano a riscuotere la loro brava tangente su questo caos.
Dall’alto della sua saggezza il ministro dell’Economia Giorgetti ci ha fatto sapere che arrivare al 2% del PIL di spesa militare sarebbe un obbiettivo troppo ambizioso. In realtà tutta la questione della spesa militare è posta in termini piuttosto confusi, dato che il PIL non è un numero assoluto, cioè può crescere ma anche decrescere in caso di recessione economica; per cui fissare una percentuale non è di per se stesso indicativo di una precisa quantità di spesa.
Anche il segretario della NATO Rutte accentra il discorso sulle percentuali di spesa militare rispetto al PIL, da aumentare senza ritegno; magari ammiccando alla possibilità di sottrarre qualcosa al welfare. Ancora una volta si tratta di puro feticismo dei numeri, cioè di affermazioni vaghe che non hanno nessun valore programmatico. In termini di strategia militare occorrerebbe infatti stabilire preliminarmente quali sistemi d’arma servirebbero ed in quali quantità, ciò in rapporto alle dimensioni delle forze armate. Una strategia militare realistica inoltre non potrebbe permettersi di ignorare la questione della sostenibilità dei costi a lungo termine. Se i costi sfuggono al controllo, sarà la stessa strategia a sfuggire al controllo.
Se questi obbiettivi di spesa militare non hanno senso dal punto di vista strategico, ce l’hanno invece dal punto di vista del lobbying delle armi. Non c’entra la strategia militare ma la strategia di vendita: compra più armi e sarai felice. Il feticismo sui numeri percentuali di spesa militare implica un feticismo della merce-armi. L’ha detto esplicitamente anche Trump: spendete di più in armi rispetto al PIL, e poi ha aggiunto che bisogna comprargli pure il gas naturale. Nei suoi messaggi Trump adotta lo stesso feticismo degli europei per le percentuali, senza farsi mancare il feticismo americano per le minacce e i toni da gestore di racket. Ma tutto questo rientra nella ritualità fine a se stessa, dato che i paesi europei già comprano armi e GNL dagli USA, che però non hanno a lungo termine la capacità produttiva per soddisfare la domanda. La strafottenza delle oligarchie nostrane per le sorti dei propri popoli ha fatto loro guadagnare l'epiteto apologetico e celebrativo di “élite globaliste”, cosa che può falsamente suggerire che vi sia una capacità programmatica. In realtà si tratta semplicemente di bolle oligarchiche sradicate dai propri territori e che vivono alla giornata maneggiando soldi e superstizioni.
Gli oligarchi europei sono professionisti nel feticismo delle percentuali. Ormai ci siamo familiarizzati con le percentuali del tetto del 60% del rapporto debito-PIL e del tetto del 3% di deficit di bilancio. L’Unione Europea nasce con l’austerità incorporata in quelle simboliche percentuali, mitiche soglie invalicabili che però vengono spesso e volentieri valicate poiché non sono realistiche. Circolano varie leggende sulla nascita di quelle percentuali; ma il senso della loro esistenza si è precisato nel tempo; si trattava cioè di creare una pretestuosa emergenza finanziaria cronica per spremere i contribuenti, in modo da drenare risorse da indirizzare verso le multinazionali del credito.
Il feticismo delle percentuali ha una notevole funzione imbonitoria nell’europeismo, ed è scontato che ce l’abbia anche nel militarismo europeo. La dichiarazione di Giorgetti ha sottolineato ancora una volta la problematica compatibilità tra soglie di deficit di bilancio e di debito pubblico con le intenzioni di crescita della spesa militare. D’altra parte l’effetto suggestivo e pubblicitario delle percentuali consiste proprio nel suggerire una falsa sensazione di concretezza e serietà, creare un’illusione di precisione, laddove la precisione non può esserci, dato che la quantità da cui si preleverebbe la percentuale è per definizione variabile. Anche i disinfettanti d’ambiente vengono venduti con la promessa di eliminare il 99,99% dei germi, ma ciò appunto è pura suggestione dato che non ci dice nulla di definito sul numero di germi sopravvissuto in quello 0,01. Se la tecnica pubblicitaria è analoga, c’è comunque una differenza, in quanto il disinfettante è un prodotto concreto che può vantare una sua utilità.
La cleptocrazia europea deve invece camuffarsi da tecnocrazia per vendere pericoli immaginari e presunte catastrofi da scongiurare. Anche la casta sacerdotale europea impone sacrifici umani per scongiurare lo spegnimento del sole; ma le caste sacerdotali dei Maya o degli Aztechi detenevano almeno conoscenze astronomiche che potevano risultare utili per gestire il tempo delle semine, mentre oggi ci dobbiamo sorbire un Draghi che predica che se non ti vaccini muori e fai morire, e che devi scegliere tra la pace e il condizionatore. Ciò implica un doppio fallimento delle oligarchie della sedicente modernità: non soltanto non si è operata alcuna secolarizzazione e le superstizioni continuano a imperare, ma queste superstizioni galleggiano sul piano della mistificazione e della frode allo stato puro, senza più nessun aggancio a qualche competenza reale, come invece avveniva nel caso delle caste sacerdotali dell’antichità. Si è attualmente arrivati all’assurdo di considerare i conflitti di interesse e le porte girevoli tra carriere nel pubblico e nel privato come una garanzia di competenza; una volta legalizzata, la corruzione assume il titolo di competenza. Un segnale di strafottenza è che il feticismo delle percentuali sul PIL faccia più clamore dell’entità stessa del PIL, che invece comincia non solo a crescere poco ma anche a calare, soprattutto nella “locomotiva” tedesca. Sulla catastrofe mitologica di Putin a Lisbona si è determinata la catastrofe reale della deindustrializzazione della Germania.
Visto che il fallimento delle caste sacerdotali e la platealità delle loro frodi vengono ormai percepiti dalle classi subalterne, si propone alle masse un’altra superstizione, quella dei messia da strapazzo. Trump è stato il primo, ma oggi ci appare come un messia dilettante in confronto ad Elon Musk, che compie escursioni anche nella politica interna dei paesi europei. Il “Deep State” americano (il Pentagono, la NSA, la CIA) avevano creato un “deep capitalism” delle porte girevoli tra incarichi pubblici nelle agenzie federali e carriere private nelle multinazionali. Oltre alle porte girevoli ci sono anche i prestanome, cioè i vari Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg e, appunto, Elon Musk; quelli che da privati commercializzano le tecnologie e le informazioni elaborate dalle agenzie governative. Scherzosamente (ma neanche tanto) si potrebbe dire che anche i nomi di certi personaggi sembrano finti: Gates (cancelli), Jobs (lavori), Zuckerberg (montagna di zucchero), Musk (muschio), ma che ha una certa assonanza con Mask (maschera). Uno che nasce finto, come Musk, non ha neppure bisogno di ulteriori istruzioni dall’alto per continuare a fare il pagliaccio.
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