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"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 29/10/2015 @ 00:08:12, in Commentario 2015, linkato 2381 volte)
La tendenza degli esseri umani a sopravvalutare la propria intelligenza è una costante storica (basti pensare al ridicolo nome "scientifico" attribuito alla specie: "Homo Sapiens Sapiens"), ma esistono anche meccanismi di istupidimento collettivo che aggravano ulteriormente questo quadro. Il più recente di questi meccanismi è la categoria di "Occidente", un sistema di pensiero che va persino oltre la falsa coscienza, e che consiste nel filtrare tutta l'esperienza con una serie di fiabe il cui unico scopo è la riconferma acritica della propria superiorità morale sugli avversari.
Un articolo di uno dei campioni dell'occidentalismo, il francese Bernard-Henry Lévy, è stato rilanciato alla metà di ottobre dal "Corriere della Sera", che lo ha spacciato come "analisi" dell'intervento russo in Siria. Tutta la prima parte dell'articolo è dedicata alla riaffermazione dei consueti luoghi comuni propagandistici: i meschini interessi di potenza che avrebbero motivato l'intervento russo, e la sbrigativa brutalità dello stesso intervento, che sarebbe tanto diverso nei metodi rispetto alle cautele umanitarie che caratterizzerebbero gli interventi occidentali. Se ne potrebbe arguire che anche le continue stragi di civili che avvengono attualmente in Afghanistan siano ancora da attribuire ai Russi, pur ritiratisi quasi trenta anni fa.
Ma queste banalità propagandistiche servono solo a preparare il vero piatto forte dell'articolo, che consiste nel paventare la formazione in Europa di uno strisciante partito filo-Putin. Qui l'esca che viene lanciata è più insidiosa, e rischia di catturare anche coloro che non si sono bevuti le consuete litanie sulla superiorità occidentale. L'esca consiste nella personalizzazione della questione russa, incentrandola sulla figura di Putin, il quale, alternativamente, può svolgere nell'immaginario collettivo il ruolo del malvagio dittatore di turno, oppure quello del messia che possa salvarci dalla crescente irresponsabilità dell'imperialismo USA.
La putinologia allontana però dalla vera questione, che è quella del rapporto che il sistema imperialistico euro-atlantico ha stabilito con la Russia in questi ultimi trenta anni. Una Russia che non poteva essere espugnata con le armi, è stata espugnata dall'Occidente con gli affari, sia quelli del petrolio che quelli finanziari. Il crollo del prezzo del petrolio ha però indebolito seriamente questa prospettiva, poiché la multinazionale russa Gazprom non ha più le risorse finanziarie per tenere in stato di sudditanza l'altro potere che conta in Russia, le forze armate, tutt'altro che disposte a rinunciare alla base navale di Tartus in Siria; così come non sono state disposte a perdere le basi della Crimea.
Se, come molti sospettano, la caduta del prezzo del petrolio è stata orchestrata da USA ed Arabia Saudita per mettere in difficoltà la Russia, si può senz'altro concludere che l'effetto della manovra è stato controproducente, poichè ha rafforzato in Russia le opzioni militari. Circola peraltro anche l'ipotesi che la Siria sia un'esca lanciata dagli USA e dall'Arabia Saudita per irretire la Russia in un'altra trappola, come quella dell'Afghanistan dei primi anni '80. Ma la Siria non è estesa e montagnosa come l'Afghanistan, e le milizie jihadiste adesso sono vulnerabili anche agli attacchi missilistici lanciati dalle navi russe nel Mediterraneo. Non va trascurato neanche il fatto che sia tramontata quella concorrenza ideologica nei confronti del comunismo ateo che era in grado di esprimere il jihadismo degli anni '80, il quale riusciva a spacciarsi come bandiera dei poveri del sud del mondo. Oggi negli stessi Paesi islamici invece tutti sanno che il jihadismo esiste solo in virtù dei finanziamenti delle petromonarchie e dell'addestramento di CIA e Blackwater, perciò certe fesserie possono trovare credito solo nell'Occidente infantilizzato e pronto a bersi tutte le fiabe sul "fanatismo".
Se è vero che l'invasione dell'Afghanistan mise in grave crisi l'Unione Sovietica e ne appannò la mitologia di superpotenza militare, è anche vero che fu la sirena occidentale degli affari a dare la spinta decisiva. Ma la multinazionale finanziaria che nel 1989 aveva "comprato" il Muro di Berlino, Deutsche Bank, è ora a sua volta in seri guai, dato che deve affrontare una voragine da titoli derivati di settantadue trilioni di dollari. Una cifra che permette a Deutsche Bank di ricattare il proprio governo e l'intero Occidente con la minaccia di un disastro finanziario, ma che le impedisce la disinvoltura esibita negli anni '80 nei confronti della Russia di Gorbaciov, e negli anni '90 con la Russia di Eltsin. Ora Deutsche Bank non è più il feticcio di una volta, e viene anche umiliata dalle agenzie di rating, che non si esprimono per amore di corretta valutazione, ma per assecondare l'opinione ormai diffusa, che ha ribattezzato la multinazionale tedesca come "il buco con la banca intorno".
La politica occidentale vive sotto il ricatto delle sue lobby finanziarie, e non è neppure in grado di porsi il problema di disciplinarle. Avviene così che Deutsche Bank possa continuare indisturbata a pubblicizzare ai suoi clienti - che essa definisce "più evoluti" - gli stessi titoli tossici che l'hanno condotta al disastro finanziario. Se questo è ciò che propongono ai clienti più evoluti, figuriamoci cosa sono capaci di vendere ai meno evoluti.
Se l'imperialismo occidentale non è più in grado di comunicare con la Russia attraverso il linguaggio del denaro, deve aspettarsi altre sorprese, con o senza Putin.
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Di comidad (del 22/10/2015 @ 01:35:01, in Commentario 2015, linkato 2090 volte)
Meno di un anno fa, Matteo Renzi lanciava l'ipotesi dell'abolizione degli scontrini fiscali in nome della "tracciabilità assoluta"; uno slogan che, tradotto, indicava addirittura la prospettiva dell'abolizione del denaro contante per adottare un denaro elettronico, o "digitale", che dir si voglia. Lo slogan fu lanciato da Renzi pochi giorni dopo aver ricevuto la visita a Palazzo Chigi di Melinda Gates, la numero due della maggiore lobby internazionale del denaro digitale, la Bill&Melinda Gates Foundation. Renzi si dimostra infatti un essere incapace di intendere e di volere, che si comporta come una banderuola al vento del lobbying.
Pochi giorni fa è diventato definitivo un provvedimento governativo di segno opposto, cioè l'innalzamento a tremila euro della soglia per i pagamenti in contanti. La notizia ha immediatamente suscitato critiche. La maggiore preoccupazione è che l'innalzamento della soglia possa favorire sia l'evasione dell'IVA, sia il riciclaggio di denaro da parte delle organizzazioni malavitose.
Nell'attuale parodia del "politicamente corretto" adottata dalla sedicente "sinistra", il contante sarebbe di "destra", mentre il denaro digitale dovrebbe consentire una maggiore equità fiscale. Questa mitologia non trova riscontri nella realtà. Le organizzazioni malavitose hanno tutte basi d'appoggio in Germania, dove non esistono limiti all'uso del contante (come del resto non esistono negli USA), quindi, quando devono riciclare grosse partite di banconote, possono farlo comodamente lì.
Le limitazioni all'uso del contante sono invece tipiche dei Paesi più poveri, dove vengono imposte in funzione di una colonizzazione finanziaria. Limitare il contante incentiva infatti la fuga dei capitali "illegali" (ammesso che ne esistano di legali) verso i Paesi meglio piazzati nella gerarchia imperialistica, i quali si concedono regole meno restrittive. L'altro scopo delle limitazioni al contante è di costringere le popolazioni dei Paesi più poveri ad accedere forzosamente ai "servizi" bancari. Si tratta perciò di restringere, con vari accorgimenti e pretesti, sempre più il numero dei cosiddetti "unbanked".
Non ha fondamento neanche l'altro mito, secondo cui la "tracciabilità" del denaro elettronico renderebbe impossibile l'evasione fiscale. La mitica "tracciabilità" si è dimostrata appunto un mito, e ciò che dovrebbe essere chiaro, diventa invece oscuro nei meandri della tecnica bancaria. Tutte le speranze (vere o simulate) riposte nella tracciabilità si basano sul puerile presupposto della buonafede del sistema bancario. In realtà la tracciabilità non fa altro che trasformare l'evasione fiscale delle imprese in un servizio bancario, poiché, tanto per cominciare, occorre disporre di molti conti correnti che consentano di stornare fondi da una parte all'altra.
Dato che il denaro digitale trasforma l'evasione fiscale dei commercianti in un business bancario, non è un caso che la misura dell'innalzamento della soglia dei pagamenti in contanti abbia riscosso l'approvazione delle associazioni del commercio. Il commerciante è infatti, anche lui, un evasore "strutturale", e non può vedere che di buon occhio una misura che gli consenta di limitare i costi bancari della propria evasione.
Una "sinistra seria" (ormai quest'espressione suona come un ossimoro, una contraddizione in termini) non inseguirebbe il fantasma dell'equità fiscale, ma si concentrerebbe sull'aumento dei salari e delle garanzie del lavoro, in modo da determinare un riequilibrio dei rapporti di forza nella società. Il mito secondo cui il fisco sarebbe di "sinistra" è infatti un prodotto della propaganda vittimistica della destra, che può deviare così la responsabilità di provvedimenti che vanno a vantaggio del sistema bancario.
Lo scorso anno il governo aveva introdotto addirittura il reato di autoriciclaggio. Se i soldi che hai evaso te li spendi in dissolutezze, allora sei solo un evasore, ma se li reinvesti nella tua attività, diventi un "riciclatore", quindi incorri in un reato più grave, con il rischio di condanne molto più pesanti. Questa norma favorisce le banche, poiché costringe una massa di evasori/riciclatori ad aprire ciascuno una miriade di conti correnti, spesso intestati a più persone.
Le banche peraltro non si limitano a fornire i servizi poi utilizzabili per l'evasione/riciclaggio, ma anche consulenze specifiche. Nel 2009, nel Regno Unito, scoppiò uno dei tanti scandali poi finiti sostanzialmente a tarallucci e vino. La Barclays, uno dei maggiori istituti finanziari del mondo, fu scoperta a vendere tecniche che consentivano l'evasione ed elusione fiscale non solo da parte di altre banche, ma anche di altri tipi di aziende.
A distanza di un anno una lobby minore come quella del commercio, è riuscita a riprendersi una piccola rivincita sulla lobby oggi più potente, quella delle banche, in quanto l'innalzamento della soglia del contante ridurrà di un po' la dipendenza dai servizi bancari. La maggiore accondiscendenza del governo verso una lobby minore potrebbe essere dovuta ad un clima pre-elettorale, ma forse anche al contesto internazionale, in quanto la maggiore aggressività della Russia ha leggermente indebolito la gerarchia imperialistica e quindi l'influenza della lobby sovranazionale più forte, quella bancaria.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


03/04/2025 @ 04:26:58
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