Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
1. JOSEPH IGNACE GUILLOTIN: UN BENEFATTORE
Il Professor Joseph Ignace Guillotin, deputato agli Stati Generali, propose nel 1789 all’Assemblea Costituente che l’esecuzione capitale fosse compiuta con la maggior rapidità possibile.
Nel marzo del 1792, l’Assemblea accolse la proposta adottando lo strumento esecutorio che fu denominato guillotine. Nelle intenzioni del professore, la ghigliottina avrebbe dovuto affermarsi come segno di civiltà, superando la tortura ed il dolore prolungato connessi alla pratica del supplizio.
Ad aprile scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha di fatto legalizzato la morte attraverso tortura. E’ quanto afferma la rivista Slate, a proposito dell’esecuzione di Russell Bucklew, detenuto in Missouri. I medici sostengono che l’iniezione letale farebbe morire il detenuto, che soffre di una particolare patologia, in modo lento e doloroso. Ma i cinque giudici conservatori della Corte hanno dato via libera all’esecuzione sostenendo che la Costituzione degli Stati Uniti “non garantisce una morte indolore al detenuto”. Una dichiarazione che farà, come si dice, “giurisprudenza”, solo 230 anni dopo la proposta del prof. Guillotin.
2. UMORISMO INGLESE
Sembra che le vecchie idee sul colonialismo siano definitivamente tramontate e che quelle teorie che attribuiscono la causa della loro povertà agli stessi paesi poveri, in quanto incapaci di progredire, siano un lontano ricordo.
Il Center for global development , con sede a Washington, è uno di quei benemeriti centri di ricerca no-profit che hanno come obbiettivo quello di ridurre la povertà.
In uno dei suoi rapporti, apprendiamo che in Africa i farmaci di uso comune, come il paracetamolo e l’omoprazolo possono costare fino a trenta volte di più rispetto al Regno Unito e agli Stati Uniti.
I ricercatori de CfGB, che nel loro sito si presentano come altamente professionali e trasparenti, sono finalmente in grado di darci risposte sorprendenti: le cause sono la scarsa capacità di negoziazione e l’alta corruzione dei paesi poveri. Una svolta epocale rispetto alle vecchie teorie del colonialismo e dello sciovinismo occidentale. Ad aggravare la situazione, continua il rapporto, c’è anche la tendenza dei paesi poveri a comprare farmaci di marca e non generici (non solo poveri, ma anche stupidi).
Bisogna dire che, nella loro presentazione, concludendo il lungo panegirico di se stessi, i ricercatori del CfGD affermano:
Siamo impegnati nella trasparenza, nella diversità, nell’integrità professionale e personale. Apprezziamo il rispetto reciproco, il lavoro di gruppo ed un salutare senso dell’umorismo.
Ecco, appunto.
3. CARBONE PER TUTTI
A maggio scorso, la Gran Bretagna dava la notizia di aver appena concluso la prima settimana senza utilizzare energia prodotta da impianti alimentati a carbone dopo quasi 140 anni.
La cosa ha suscitato l’entusiasmo di Doug Parr, direttore di Green Peace Inghilterra che afferma:
“Solo qualche anno fa ci dicevano che la Gran Bretagna non sarebbe mai riuscita nemmeno ad accendere le luci domestiche senza bruciare carbone – Oggi, invece, il carbone sta rapidamente diventando un elemento irrilevante, a beneficio del clima e della qualità dell’aria, e noi non ce ne stiamo nemmeno accorgendo”.
In realtà, gli studiosi sostengono che il declino delle centrali a carbone è in atto da più di sessant’anni. Ma l’abbandono definitivo del carbone ha anche valori simbolici, perché il carbone è stato sempre indicato come il propellente della rivoluzione industriale dell’800 e anche perché, negli anni ’80, Margaret Thatcher si trovò di fronte alle rivolte durissime dei minatori, nel Galles e altrove, che manifestarono per oltre un anno contro la chiusura dei 3 mila siti minerari, in un settore che occupava 1,2 milioni di lavoratori. La repressione ed il vandalismo sociale della Thatcher ebbero la meglio ma, come si vide dal lento, lentissimo, declino dell’uso del carbone, la questione non era certo quella di combattere l’inquinamento bensì, piuttosto, smantellare una comunità operaia che aveva trovato, pur nella segregazione economica imposta in questi siti, la compattezza di una resistenza solidale non comune e piuttosto indigesta per i governanti.
La Gran Bretagna punta per il 2025 all’abbandono del carbone per la produzione dell’energia elettrica. Ma ancora oggi, secondo l’agenzia Reuters, il 47% dell’energia elettrica del Regno Unito proviene dal carbone, mentre il 48 % da fonti a basse emissioni (incluso evidentemente il nucleare). Magari sarà per questo che Doug Parr….”non se ne sta accorgendo”.
4. L’EPICA LOTTA CONTRO IL CONTANTE
A proposito dell’epica lotta della Gabanelli contro il contante, è noto come i cittadini dei paesi dove l’uso della pagamento digitale è più diffuso, sono anche i paesi dove i cittadini sono più indebitati. Il caso della Gran Bretagna è diventato esemplare. Il pagamento digitale e la tecnica del credito al consumo hanno raggiungo livelli tali che un po’ di tempo fa è dovuta intervenire nientemeno che la Banca di Inghilterra segnalando come fattore di instabilità dell’intero Paese, e non solo dei cittadini che hanno moltiplicato la loro esposizione finanziaria, il fatto che 3,3 milioni di cittadini britannici pagano più di interessi e spese della stessa quota di capitale, vivendo in una situazione di eterno indebitamento.
Un altro paese digitalizzato ci fa conoscere le sue meraviglie. La rivista Bloomberg scrive:
“La Svezia è ormai un paese in cui i contanti si usano sempre meno, al punto che molte filiali bancarie non permettono più il prelievo dei soldi e allo stesso tempo aumentano i negozi che accettano solo pagamenti elettronici.”
Le banche assumono quindi una gestione assoluta dei soldi del malcapitato cittadino. Dalla carta moneta al gioco delle tre carte, digitali, of course.
Il caso del voto trasversale del parlamento europeo sui “crimini” del comunismo presenta alcune riconferme ed anche qualche questione irrisolta. Tra le ovvie riconferme ci sono la compiaciuta rottura del PD con la propria tradizione politica ed il carattere fittizio/truffaldino del sovranismo della Lega, che ancora una volta smentisce una delle premesse fondamentali del sovranismo stesso, cioè il non farsi impegolare nelle diatribe ideologiche del passato per non perdere di vista l’obbiettivo prioritario della liberazione nazionale.
La questione aperta riguarda invece il vero movente della criminalizzazione del comunismo da parte delle oligarchie capitalistiche. È difficile credere che i capitalisti soffrano per la sorte dei Kulaki e degli internati nei Gulag. Qual è dunque il vero “crimine” che la memoria del comunismo sovietico è chiamata continuamente a scontare?
Si tratta di un delitto di lesa maestà. L’Unione Sovietica, con la sua semplice esistenza, aveva costretto per quasi due decenni il capitalismo a derogare dalle sue ferree regole di avarizia ed a concedere un po’ di benessere materiale alle popolazioni. La minaccia del comunismo, la sua apparente capacità espansiva, ha determinato infatti la necessità per le oligarchie occidentali di cercare consenso. Ciò ha comportato in alcune fasi persino una condizione di quasi piena occupazione dei lavoratori, una situazione che è arrivata sino all’inizio degli anni ’70.
Solo a metà degli anni ’70, la percezione della crescente debolezza strutturale dell’Unione Sovietica ha permesso al capitalismo di ritornare alle vecchie pratiche pauperistiche e di restaurare le gerarchie sociali attraverso la disoccupazione ed il conseguente ricatto occupazionale nei confronti dei lavoratori. Il successivo crollo dell’Unione Sovietica ha consentito addirittura di rompere gli argini e di avviare sistematicamente pratiche deflazionistiche. La deflazione si è istituzionalizzata con la nascita dell’Unione Europea e della moneta unica, i cui effetti di stagnazione si esercitano non solo in Europa ma a livello globale. La deflazione dell’area-euro è oggi il buco nero dell’economia mondiale. La deindustrializzazione, la decadenza degli standard produttivi e delle infrastrutture, sono stati prezzi che il capitalismo ha pagato per garantirsi la restaurazione delle gerarchie sociali; ma sono stati prezzi pagati senza alcuna remora, sostituendo disinvoltamente la ricchezza reale con le bolle finanziarie. Ad esempio, venti anni fa la Telecom era ancora una delle maggiori aziende telefoniche del mondo, mentre oggi è ridotta ad una piattaforma informatica e qualche call center, di cui una parte è dislocata in Romania per comprimere i costi. L’azienda non detiene più un proprio personale tecnico e deve rivolgersi di volta in volta a soggetti avventizi, con ritardi mostruosi per le riparazioni. Se si volesse minimizzare a tutti i costi il caso Telecom ritenendolo un esempio troppo estremo, allora come abbassamento degli standard aziendali può essere considerata paradigmatica la vicenda della Volkswagen che truccava il rilevamento delle emissioni inquinanti.
La persistenza del mito/luogo comune del capitalismo produttivistico/consumistico, ha impedito per decenni di riconoscere che la sua vera priorità consiste nel perpetuare comunque il dominio di classe. La stessa nozione di capitalismo è rimasta vaga, concretizzandosi solo nel principio giuridico secondo il quale il potere in un’azienda si calcola in base alle quote di capitale; mentre tutto il resto può essere annoverato sotto il capitolo dell’assistenzialismo per ricchi.
Alcuni fanno risalire la controffensiva restauratrice del capitalismo al documento della Commissione Trilaterale del 1975 sulla “crisi della democrazia”. In quel testo si puntava il dito contro il presunto inceppamento dei processi decisionali all’interno dei regimi democratici e si invocava un’emarginazione delle masse dalla politica per insediare processi di “governance”, un concetto che in Italia venne tradotto come “governabilità”.
La prosa fumosa di quel documento lasciava comunque intendere quali fossero le decisioni allora “paralizzate” che andavano sbloccate, cioè le privatizzazioni e l’eliminazione dei limiti alla circolazione internazionale dei capitali. In realtà accreditare associazioni private come la Trilateral di una capacità direttiva sul capitalismo mondiale è molto azzardato. Il lobbismo privato detiene il suo vero punto di sintesi e di forza in istituzioni, almeno formalmente, pubbliche.
Le informazioni sul deterioramento della situazione interna dell’URSS erano acquisite da organi come il Pentagono, la CIA, la NATO e dal loro complemento finanziario, il Fondo Monetario Internazionale. Non vi è stato neppure bisogno di prendere decisioni, poiché è stata la stessa debolezza del nemico sovietico a far riprendere sicumera e arroganza alle oligarchie occidentali. Il capitalismo non è affatto un sistema impersonale; anzi, in esso sono determinanti sentimenti “umani” come l’avarizia, il rancore, l’odio verso l’uguaglianza e la libidine del comando.
La Trilateral ha rappresentato semplicemente il terminale di pubbliche relazioni di questo nuovo stato d’animo di rivalsa e vendetta sociale. Come avrebbe scritto qualche decennio dopo il ministro di “centrosinistra” Tommaso Padoa Schioppa in un suo articolo-manifesto del neo-deflazionismo, occorreva insegnare nuovamente alle masse la “durezza del vivere”, cioè rieducarle alla catena delle gerarchie sociali attraverso il ricatto del bisogno e della povertà.
|
|
|