"
"Feuerbach aveva in parte ragione quando diceva che l'Uomo proietta nel fantasma divino i suoi propri fantasmi, attribuendogli la sua ansia di dominio, la sua invadenza camuffata di bontà, la sua ondivaga morale. Anche quando dubita dell'esistenza di Dio, in realtà l'Uomo non fa altro che dubitare della propria stessa esistenza."

Comidad
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 07/11/2024 @ 00:01:01, in Commentario 2024, linkato 6124 volte)
La questione coerenza/incoerenza è un’esca dialettica piuttosto abusata, eppure quasi sempre riesce a far abboccare i pesci (o i polli) all’amo. Un ulteriore esempio lo si è avuto con lo spot governativo contro l’evasione fiscale, che ha suscitato i prevedibili commenti sarcastici sul governo Meloni che parla di lotta agli evasori mentre vanta il record dei condoni fiscali. Non si è notato così che lo spot contiene delle informazioni false. Anzitutto consolida il mito secondo il quale le principali imposte siano quelle sul reddito, dimenticandosi di quelle sui consumi ed in particolare delle accise sui carburanti. La seconda informazione falsa riguarda l’immagine dell’evasore fiscale, associata tout court alla figura del ricco privilegiato.
In realtà l’evasione fiscale è soprattutto una pratica del lavoro autonomo, quindi del ceto medio di professionisti, artigiani e bottegai. Tra gli “evasori fiscali” si possono annoverare anche i lavoratori in nero; e questo è un dettaglio che all’occorrenza viene sottolineato con maligno compiacimento da parte di esponenti della destra quando risulta utile per imbarazzare la sinistra. Le grandi imprese multinazionali invece non hanno bisogno di evadere il fisco, poiché possono permettersi di eluderlo. Avere la sede legale nel paradiso fiscale olandese non è neppure un’esclusiva dei grandi gruppi privati come Stellantis, Mediaset o Ferrero, ma è una scelta anche di imprese a partecipazione pubblica come ENI ed ENEL. In quanto maggiore azionista di ENEL e, tramite Cassa Depositi e Prestiti, anche di ENI, il Ministero Economia e Finanze elude il suo stesso fisco. Siamo alla barzelletta.
Ma c’è anche una terza falsità nello spot governativo, che infatti ripropone la solita narrazione in stile apologo reazionario di Menenio Agrippa sul corpo sociale in cui tutte le membra devono concorrere al “bene comune”; che poi, chissà perché, coincide sempre con quello dei ricchi. Questa concezione organica del corpo sociale, che ignora l’oppressione di classe dei ricchi contro i poveri, è diventata l’ideologia concessa in appalto alla cosiddetta “sinistra”. Ancora una volta è la destra a suggerire alla sinistra cosa deve pensare e professare, gonfiando il mito del fisco come strumento redistributivo a vantaggio dei poveri (la presunta “via fiscale al socialismo”); lasciando poi alla “sinistra” stessa l’incombenza di sciogliere inni di lode alle tasse e di propinare alle masse la fiaba secondo la quale i proventi fiscali si tradurrebbero in “servizi sociali”. Al contrario, la stessa Meloni si premura di farci sapere che la manovra finanziaria del governo si concentra sul destinare risorse pubbliche alle imprese, ovviamente alle “imprese che assumono”. Si tratta dell’ennesimo falso storico. Non c’è nessun nesso consequenziale tra sussidi governativi alle imprese e aumento dei posti di lavoro, semmai la storia e la cronaca dicono l’esatto contrario.

Magari il pensiero va agli Elkann che riscuotono denaro pubblico per distribuirsi dividendi mentre chiudono le fabbriche in Italia. Ma gli Elkann fanno parte di una tradizione familiare consolidata. Dal 1977, cioè dai governi di unità nazionale, la FIAT di Gianni Agnelli ha riscosso varie decine di migliaia di miliardi di lire in sussidi governativi, e si parla di finanziamenti extra rispetto ai soliti contributi per la cassa integrazione, che seguono altre vie di finanziamento. Si spende denaro pubblico per tenere in piedi la mistificazione del capitalismo privato. Ma questo è ancora niente rispetto all’orrida cronaca.
Grazie ai miliardi elargiti nel 1977 da un governo appoggiato anche dal Partito Comunista di Berlinguer, la FIAT nel 1980 fu messa nelle condizioni di forza per inasprire lo scontro di classe e imporre i licenziamenti. In un’intervista del “Manifesto” ad un dirigente FIOM si parlava praticamente di tutto il folklore e il fumo mediatico annessi alla narrativa su quella vertenza FIAT del 1980, senza farsi sfuggire quella pagliacciata definita dai media “Marcia dei Quarantamila”. L’unico dettaglio che ci si dimentica nell’intervista è quello concreto dei finanziamenti pubblici alla FIAT, usati per licenziare e non per assumere.
Ci sono definizioni suggestive del socialismo e del comunismo, ma intanto si potrebbe anche segnalare che sarebbe il caso di smettere di spendere denaro pubblico per mantenere in piedi la costosa mistificazione del capitalismo privato. La spremitura fiscale dei contribuenti poveri non è un dettaglio secondario nel funzionamento del cosiddetto “capitalismo”, ovvero del sistema di assistenzialismo per ricchi. L’elemosina dei poveri nei confronti dei ricchi viene occultata tramite la generica retorica antifiscale annessa alle fiabe del sedicente liberismo. Nel frattempo la pressione fiscale sui contribuenti poveri viene aumentata tramite l’inasprimento delle tasse sui carburanti: è ciò che hanno fatto Margaret Thatcher, Ronald Reagan ed ora anche il loro emulo Milei in Argentina.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Nessuno si interessa all’opinione degli albanesi sugli hub per migranti dislocati nel loro paese dal governo Meloni. Per quanto se ne è potuto sapere attraverso contatti episodici, l’opinione pubblica albanese è assolutamente contraria all’operazione e, addirittura, sospetta che sia un espediente del governo italiano per scaricare illegalmente i migranti in Albania lasciandoli evadere dai centri di raccolta. In generale gli albanesi fanno benissimo a diffidare degli italiani ma, nel caso specifico, l’ipotesi che gli hub siano in realtà centri di evasione presenta molti buchi. L’Albania è troppo vicina all’Italia e sarebbe quindi il nostro territorio la prima meta degli eventuali evasi, dato che l’Albania stessa manca dell’attrattiva fondamentale per qualsiasi migrante, cioè una moneta forte. La moneta albanese, il lek, ha più o meno lo stesso valore delle monete dei paesi di provenienza dei migranti, quindi non consentirebbe di guadagnare sul cambio tra una moneta forte, come l’euro o il dollaro, ed una moneta debole. Soltanto attraverso l’effetto cambio i bassi salari dei migranti possono consentire di mantenere le famiglie rimaste nella madre patria e, al tempo stesso, di pagare gli interessi sui debiti. Ormai abbonda la letteratura scientifica sul nesso causale tra indebitamento e spinta migratoria, ma i media continuano a far finta di nulla. Meglio mantenere il discorso sulla migrazione sul piano ludico del wrestling retorico tra buonisti e cattivisti, tra accoglienti e respingenti, invece di rischiare qualcosa parlando degli interessi delle multinazionali finanziarie nella proliferazione mondiale del microcredito e nella conseguente destabilizzazione sociale.
L’esternalizzazione degli hub per migranti ha trovato molti supporter sui media ed anche tra politici europei. Per difendere l’operazione in Albania si è anche un po’ barato sui conti, comparando gli attuali cinque miliardi di spesa per l’accoglienza con gli ottocento milioni del costo degli hub in Albania. In realtà nel computo dei costi occorre tener conto non solo di quanto speso per la costruzione degli hub ma anche delle spese della gestione annua e dei trasporti. Sarebbe stato invece interessante non soffermarsi sulla falsa alternativa tra l’accoglienza e l’esternalizzazione, ed invece comparare i costi con un’operazione molto più semplice, cioè ottenere il rimpatrio volontario dei migranti in cambio del pagamento da parte delle autorità italiane per l’estinzione dei loro debiti. In questo caso l’effetto cambio si rovescerebbe a favore del rimpatrio poiché si tratterebbe di pagare con valute “pregiate” i debiti contratti dai migranti in valute deboli. Quest’operazione avrebbe però un enorme difetto: non creerebbe un giro d’affari, come invece fanno sia l’accoglienza, sia l’esternalizzazione.

Nei confronti dell’accoglienza l’esternalizzazione presenta un vantaggio in più, e non da poco. Anche in questo caso la ricerca ha svelato l’arcano. Il vero fascino dell’esternalizzazione non consiste soltanto nella possibilità di comprare lavoro e servizi a prezzi competitivi grazie al solito effetto cambio, ma soprattutto nel trovare margini molto più ampi per il riciclaggio del denaro dato che si opera all’estero. Si può trattare di auto-riciclaggio per evasione fiscale, o di riciclaggio di denaro di provenienza illegale; oppure, meglio ancora, di riciclaggio di denaro pubblico, come nel caso degli hub per migranti, per cui una parte dei fondi pubblici stanziati può essere “privatizzata” abusivamente. L’esternalizzazione è quindi fisiologica alla cleptocrazia. Il caso da manuale è Israele, cioè l’esternalizzazione della cleptocrazia americana. Non per nulla il quotidiano “Jerusalem Post” si vanta nel considerare il numero sterminato di aziende che esternalizzano le loro attività in Israele.
Ovviamente in Italia questa rimane solo teoria, dato che qui certe cose brutte non succedono, perciò sarebbe ingeneroso attribuire a motivazioni così meschine la passione per l’esternalizzazione da parte della Meloni. Oltretutto alla fascista Meloni sono venuti in soccorso anche “sinceri democratici” come Ursula von der Leyen e Keir Starmer, tutti a celebrare i presunti vantaggi di spargere all’estero i centri per migranti. Ammesso che questi personaggi politici siano in grado di avere delle opinioni proprie e non si muovano invece come semplici palline da flipper alle pressioni del lobbying. Una volta i lobbisti si limitavano a scrivere le leggi ai politici, mentre oggi gli forniscono anche slogan e narrative, cioè un tutoraggio completo per fintocrati. Le analisi sul nesso tra esternalizzazione e riciclaggio risultano abbastanza puntuali nel descrivere il fenomeno ma, chissà perché, quando si tratta delle modalità di controllo e contrasto al riciclaggio, tutto si risolve nel consueto elenco di esortazioni e buone intenzioni.
A proposito di esternalizzazioni, in base ai dati della Banca Mondiale l’Albania ha un record: è infatti al primo posto nel mondo per la presenza di banche straniere. In Albania non migrano lavoratori stranieri ma banche straniere sì. La presenza in Albania di tanti istituti finanziari multinazionali coincide sfortunatamente con un primato mondiale anche nelle attività di riciclaggio; ciò almeno secondo i dati della Procura albanese per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata. Come fintocrati i magistrati sono diventati molto più bravi dei politici, tanto che sembrano sempre sulla breccia ed in procinto di processare l’intero establishment, ma è tutto illusionismo. Purtroppo i soliti malpensanti approfitteranno lo stesso di questa malaugurata coincidenza tra il riciclaggio e la presenza di tante banche straniere per ricamarci sopra.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (5)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (52)
Commentario 2020 (54)
Commentario 2021 (52)
Commentario 2022 (53)
Commentario 2023 (53)
Commentario 2024 (51)
Commentario 2025 (14)
Commenti Flash (62)
Documenti (31)
Emergenze Morali (1)
Falso Movimento (11)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (34)
Links (1)
Manuale del piccolo colonialista (19)
Riceviamo e pubblichiamo (1)
Storia (9)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


03/04/2025 @ 04:27:59
script eseguito in 50 ms