"
"Il denaro gode di una sorta di privilegio morale che lo esenta dalla corvée delle legittimazioni e delle giustificazioni, mentre ogni altra motivazione non venale comporta il diritto/dovere di intasare la comunicazione con i propri dubbi e le proprie angosce esistenziali. Ma il denaro possiede anche un enorme potere illusionistico, per il quale a volte si crede di sostenere delle idee e delle istituzioni, mentre in realtà si sta seguendo il denaro che le foraggia."

Comidad (2013)
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 18/10/2012 @ 01:13:33, in Commentario 2012, linkato 2750 volte)
Il ministro dell'Istruzione Profumo in queste ultime settimane ha adoperato contro la Scuola la tipica tecnica della doccia scozzese. Dopo aver fatto intravedere ai precari uno sbocco occupazionale con la promessa di un concorso, poi di fatto si è rimangiato tutto prospettando un irrealistico orario di ventiquattro ore per gli attuali insegnanti, ovviamente a stipendio inalterato. Con un eventuale aumento degli orari si chiuderebbero le porte agli insegnanti più giovani, aumentando a dismisura la già elevatissima età media degli insegnanti attuali. Dopo le effimere e false speranze, le nuove proposte-shock di Profumo hanno causato il panico non solo fra gli insegnanti a tempo determinato, ma anche fra quelli a tempo indeterminato, i quali, in pochi mesi, si sono visti sostituire la prospettiva della pensione con quella di una morte in scena, come Molière. A proposito dell'attentato di Brindisi, il ministro Profumo parlò di guerra psicologica contro la Scuola; ma oggi quelle sue ambigue parole appaiono più come un programma di governo che come una denuncia.[1]
La Rete degli Studenti Medi nel frattempo ha adottato come slogan la frase: "Make school, not war"; una formula che ha un suo indubbio fascino, ma non è del tutto storicamente attendibile. L'istruzione di massa è nata e si è sviluppata dalla seconda metà dell'800 in funzione delle esigenze militari degli eserciti di massa. Non a caso il Paese che elaborò il moderno modello di istruzione pubblica fu la Germania del Cancelliere Otto Von Bismarck. Non sarebbe stato possibile il macello della prima guerra mondiale, se la scuola pubblica non avesse preparato centinaia di migliaia di diplomati per coprire i ruoli degli ufficiali. Tra l'800 ed il '900, la Scuola è stata anche il principale veicolo della propaganda nazionalistica e colonialistica.[2]
La Scuola ed il militarismo non possono quindi essere presentati in alternativa, e ciò non vale solo per il passato, ma anche per il presente. La Scuola attuale non sembrerebbe più militarizzata nei comportamenti e nei contenuti, ma ciò riguarda soltanto l'abbandono di vecchi modelli di educazione nazionale, che sono stati sostituiti dai miti della superiorità occidentale, veicolati attraverso le formule della "Educazione alla Legalità" e della "Educazione ai Diritti Umani". La "Scuola democratica" è ancora un veicolo di propaganda bellica, poiché se da un lato predica l'accoglienza verso immigrati e "diversi", dall'altro lato criminalizza tutto ciò che esula dal recinto del Sacro Occidente. La Scuola pubblica riesce comunque ad imporre un atteggiamento acritico verso la "democrazia", cioè verso l'alibi "occidentale" ("Occidente" sta per NATO) per nuove avventure coloniali.
La Scuola Pubblica istruisce sempre meno, perché la vera istruzione deve essere a pagamento; oppure a credito, come negli USA, dove gli studenti escono dal sistema dell'istruzione con decine di migliaia di dollari di debiti. Negli Usa già le High School annoverano la carta di credito tra le materie di insegnamento, perciò si può supporre che lo standard di istruzione media debba adeguarsi al livello necessario per potersi indebitare elettronicamente.[3]
Le linee dettate dall'OCSE hanno mirato per decenni a svuotare l'istruzione pubblica, per rendere l'istruzione funzionale alla privatizzazione ed alla finanziarizzazione. L'effetto è stato di trasformare la Scuola Pubblica in una sorta di pseudo-istituzione, uno zimbello istituzionale da offrire in pasto ai media ed alle famiglie. Congedata l'antica disciplina funzionale all'inserimento nel lavoro e nella produzione, un altro effetto - voluto o collaterale - è stato quello di creare nella Scuola una sorta di realtà virtuale, in cui vigono regole e consuetudini che assegnano allo studente un ruolo di falso protagonismo ed illusorio potere sul mondo adulto. Infatti, mentre si liquidava lo Statuto dei Lavoratori, alla fine degli anni '90 il ministro Berlinguer sfornava quel monumento al falso diritto allo studio che è lo Statuto degli Studenti. Più o meno lucidamente, è nata quindi una nuova pedagogia, mirante a creare un cittadino che non abbia il senso della realtà e dei propri limiti. Sarà un caso, ma è il ritratto del perfetto fruitore dei servizi finanziari e del gioco d'azzardo.
Non è vero quindi che la funzione di indottrinamento propagandistico delle masse sia stata interamente assorbita dai grandi media, dato che la Scuola continua a svolgere una funzione di propaganda e di manipolazione. In un'intervista di una ventina d'anni fa, Giorgio Gaber affermava che mentre la televisione è dannosa e fa bene solo a chi la fa, la Scuola invece fa bene, poiché costringe all'applicazione. In realtà oggi l'istruzione fa male sia a chi la fa, sia a chi la riceve, poiché non ha altro risultato che avviluppare tutti in formule incongruenti.
Il mito democratico scolastico infatti non esclude neppure le suggestioni elitarie, con il mito della valorizzazione delle presunte "eccellenze", un vocabolo ormai sacro del gergo didattichese. A proposito di mitologia elitaria, c'è anche da notare che alla crescente umiliazione reale della funzione docente (divenuta "finzione" docente), fa riscontro nella propaganda ufficiale il crescere del mito di un insegnante ideale, capace di dimostrarsi irreprensibile e "degno" della sua missione in qualunque condizione di stress ambientale. Questo mito del super-eroe, "Superteacher", crea una specie di effetto paralizzante, tale da trasformare gli insegnanti reali in bersagli fissi della guerra psicologica. Lo stato di frustrazione trova sbocco in una competizione fine a se stessa fra gli insegnanti. Niente di strano quindi che la Scuola sia divenuta uno dei luoghi privilegiati del mobbing, non solo da parte dei dirigenti, ma anche fra gli stessi colleghi.
Tutto ciò porta al solo apparente paradosso di una Scuola Pubblica che è contemporaneamente un bersaglio, ma anche un veicolo della guerra psicologica. Il tema della guerra psicologica è quasi assente dal dibattito politico. Nel maggio scorso però è uscito un film che affronta questo tema: "Psywar", un documentario di Scott Noble, con contributi di Noam Chomsky, Howard Zinn ed altri. Il film ha parecchi limiti, ma rappresenta un tentativo serio di proporre la questione psywar ad un pubblico più vasto. [4]

[1] http://www.umbria24.it/brindisi-ministro-profumo-assisi-%C2%ABuna-guerra-psicologica-fatta-scuola%C2%BB-umbria24/99610.html
[2] http://www.articolo21.org/2012/09/make-school-not-war/
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.thirteen.org/edonline/lessons/&prev=/search%3Fq%3Dcredit%2Bcard%2Blesson%2Bplans%2Bfor%2Bhigh%2Bschool%26hl%3Dit%26biw%3D1440%26bih%3D763%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=0gl9ULjiII7Gswbv-IGAAQ&ved=0CC8Q7gEwAA
[4] http://www.youtube.com/watch?v=2xuoa7tF-x8&playnext=1&list=PL8266F6313ADE33C9&feature=results_video
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 11/10/2012 @ 02:41:29, in Commentario 2012, linkato 1758 volte)
Forse non è un caso che ogni volta che la pochezza del governo degli pseudo-contabili risulta evidente, scoppi qualche scandalo che punta i riflettori mediatici sulle magagne della "casta" politica. Qualcuno che non è completamente immerso nel feticismo della magistratura, si è persino accorto che, in tre anni, si tratta del secondo governatore della Regione Lazio fatto fuori senza imputazioni specifiche; nel caso di Marrazzo addirittura la frequentazione di trans diventò per i media più grave del fatto che dei carabinieri si dedicassero professionalmente al ricatto.
L'unico argomento a favore di Monti rimane a tutt'oggi quello di non infliggerci le continue figuracce nei consessi internazionali che per anni hanno costituito il marchio di fabbrica del Buffone di Arcore. Ma per evitare di fare il pagliaccio in pubblico, non c'era certo bisogno di un "tecnico".
Per il resto appare sconcertante la continuità del governo attuale con il governo precedente, in particolare per ciò che concerne la politica anti-industriale. La tanto attesa convocazione di Marchionne si è risolta nell'ennesimo calo di brache da parte del governo, mentre sull'Ilva di Taranto la doppiezza dello stesso governo si dimostra sempre più plateale.
Il tanto strombazzato decreto salva-Ilva del governo, approvato definitivamente pochi giorni fa dal senato, infatti appare congegnato per consegnare definitivamente l'azienda alla scure del boia, poiché circoscrive l'azione del commissario straordinario alla sola questione ambientale, come se l'acciaio non fosse un'indispensabile risorsa di base per tutta l'industria italiana. [1]
Per recuperare un potere contrattuale nei confronti della magistratura, un governo che avesse voluto fare appena sul serio avrebbe commissariato l'azienda in quanto tale, ponendosi in tal modo come interlocutore diretto della Procura e del GIP di Taranto. Il commissariamento dell'azienda avrebbe avuto gli stessi effetti di una nazionalizzazione, senza però comportarne i costi; in più avrebbe consentito di aggirare le pastoie dei trattati europei e delle norme anti-trust. Il commissariamento dell'azienda rappresentava in questa vicenda la strada ovvia ed obbligata, ed il governo ha scelto consapevolmente di non seguirla.
Il ministro dello"Sviluppo" Economico, Passera, si è infatti completamente defilato, delegando tutta la questione Ilva ad un ministero di serie B come quello dell'Ambiente. Il messaggio non poteva essere più chiaro: l'Ilva non rappresenta per il governo un problema strategico di sviluppo industriale, ma solo un'emergenza ambientale.
Nel finto dibattito parlamentare che ha accompagnato l'approvazione del decreto, nessuno è sembrato accorgersi del problema dell'inconsistenza della figura di un commissario con un mandato così circoscritto da porlo automaticamente in posizione di sudditanza nei confronti della magistratura. Per settimane la polemica si è quindi appuntata su aspetti marginali e folkloristici, come quello riguardante la possibilità di nominare, o meno, commissario al risanamento il governatore Nichi Vendola.
L'obiezione della destra nei confronti di Vendola ha inoltre riguardato la sua personale non competenza in questioni ambientali, ribadendo quindi che la figura del commissario ha una mera funzione tecnica. In realtà Vendola dovrebbe rispondere di non avere mai vigilato sulle emissioni tossiche dell'Ilva in tutti questi anni, contribuendo così a creare un'emergenza che nessuna "logica del profitto" potrebbe spiegare; poiché, se è vero che alcune tecnologie di disinquinamento comportano qualche costo in più, è anche vero che altre tecnologie innovative consentono un notevole risparmio in termini di acqua ed altre materie prime. Semmai si può parlare di "logica del privato", dato che nel mondo reale nessun imprenditore privato muove un dito o investe un centesimo se non arrivano prima gli incentivi pubblici; proprio per questo la strana inerzia della Regione Puglia e di Vendola nella vicenda dell'Ilva di Taranto sono tanto più evidenti. Che nel caso Ilva abbia agito - ed ancora agisca - un lobbying molto, ma molto, più potente di quello della stessa Ilva, appare come un'eventualità talmente realistica da risultare incommestibile per dei media addestrati alle cadenze della fiaba.
Il risultato complessivo del decreto del governo è consistito in quella mancanza di credibilità di tutto il progetto di risanamento ambientale, che ha consentito alla magistratura di porre condizioni sempre più ultimative. Il governo considera quindi già chiusa la partita sull'Ilva, tanto che tutte le sue dichiarazioni passate a sostegno dell'azienda si rivelano ora come puramente rituali e retoriche.
L'Ilva si toglierà di mezzo e, per pura coincidenza, la base NATO in costruzione al Molo Polisettoriale, proprio di fronte al molo dell'Ilva, avrà un'intera insenatura del porto di Taranto a disposizione dei propri sommergibili nucleari. Come è noto, i sommergibili nucleari non inquinano affatto; se non altro perché, a causa del segreto militare, è impossibile monitorare i fondali dove si muovono i sommergibili.
Come pure è sicuramente una semplice coincidenza anche il fatto che Monti, prima di diventare Presidente del Consiglio, fosse un advisor del Consiglio Atlantico della NATO. La "coincidenza" forse vuole che l'Italia non interessi più come Paese industriale, ma solo come base militare.

[1] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-03/ecco-decreto-ilva-riconosce-133108.shtml
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (5)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (52)
Commentario 2020 (54)
Commentario 2021 (52)
Commentario 2022 (53)
Commentario 2023 (53)
Commentario 2024 (51)
Commentario 2025 (14)
Commenti Flash (62)
Documenti (31)
Emergenze Morali (1)
Falso Movimento (11)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (34)
Links (1)
Manuale del piccolo colonialista (19)
Riceviamo e pubblichiamo (1)
Storia (9)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


03/04/2025 @ 04:36:27
script eseguito in 75 ms