"
"L'elettoralismo risulta così euforizzante perché è una forma di pornografia, attiene cioè al desiderio puro, magari con quella dose di squallore che serve a conferire un alone di realismo alla rappresentazione. Ma i desideri, i programmi e le promesse elettorali non sono la realtà, che è invece scandita dalle emergenze. L'emergenza determina un fatto compiuto che azzera ogni impegno precedente, ed a cui ogni altra istanza va sacrificata, come ad un Moloc. Carl Schmitt diceva che è sovrano chi può decidere sullo stato di eccezione. Ma nella democrazia occidentale vige uno stato di emergenza cronica, cioè uno stato di eccezione permanente, l'eccezione diventa la regola."

Comidad
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 24/11/2016 @ 00:25:28, in Commentario 2016, linkato 3429 volte)
Il filo-americanismo presenta sempre risorse insospettate. Come già otto anni fa la vittoria di Obama aveva rilanciato il mito della “più grande democrazia del mondo”, persino l’attuale “trionfo” di Trump ha dato il via ai consueti inni in onore degli USA, capaci di sovvertire quel “pensiero unico” che proprio loro avevano imposto al mondo. Ogni speculazione ed ogni elucubrazione andrebbero peraltro corredate di qualche pezza d’appoggio, che invece manca all’appello.
Hillary Clinton è stata abbandonata da una parte consistente dell’elettorato democratico, riscuotendo oltre sei milioni di voti in meno dello spompato Obama delle elezioni di quattro anni fa. Nonostante abbia spaventato l’elettorato democratico con i suoi toni guerrafondai, Hillary Clinton ha strappato comunque più voti di Trump, ed assolutamente nulla indica che i voti da lei persi siano andati al suo avversario, il quale, in definitiva non è riuscito neppure a raggiungere la percentuale elettorale raggiunta dai precedenti candidati repubblicani, McCain e Romney. Trump è risultato alla fine vincente non per aver trascinato le masse, ma solo per le alchimie elettorali del sistema americano, in altre parole per il velato appoggio di una parte dell’establishment.
Cosa vogliono le lobby che hanno sostenuto Trump? Certamente non solo il protezionismo in sé, che nessun presidente gli aveva fatto mai mancare. Già nel 2007 l’Unione Europea infatti segnalava il protezionismo mascherato degli USA, che ammantava con motivi di sicurezza il blocco delle merci straniere. Oggi c’è in ballo qualcosa di più, cioè una revisione dei trattati commerciali internazionali che, dopo l’orgia delle delocalizzazioni, hanno determinato dei feedback sfavorevoli per il sistema industriale americano.

Chi in Italia si aspetta una replica della Brexit e del trumpismo al prossimo referendum costituzionale, dovrebbe anzitutto chiedersi se in Italia vi sia una parte dell’establishment disposta, come nel Regno Unito, a supportare la probabile vittoria numerica dei no consentendole di risultare al computo dei voti finali. La possibilità di brogli infatti non è un’ipotesi peregrina o complottistica, in quanto trova la sua ragion d’essere nella legislazione vigente sul segreto di Stato, varata nel 2007 dal ministro Amato e concretizzata dallo stesso ministro nel regolamento ministeriale del 2008. Nel regolamento, tra le materie da considerare possibile oggetto del segreto di Stato, vi è infatti la “tutela della sovranità popolare”. L’introduzione di questo concetto appare abbastanza paradossale. Cosa può esservi da segretare in ciò che concerne la “sovranità popolare” se non i brogli elettorali?
Alcuni commentatori hanno correttamente segnalato nella propaganda di Renzi il suo punto di forza, ma anche il suo punto di debolezza. La propaganda è un genere narrativo seriale, analogo a quello delle fiction televisive, nelle quali si attira l’attenzione dello spettatore con drammatizzazioni esagerate. Le attese così create nello spettatore vengono però regolarmente deluse dalle stesse esigenze del serial, che non si preoccupa del peso attribuito di volta in volta a personaggi e situazioni, ma solo della sua continuità narrativa, perciò tutto ciò che era stato enfatizzato nelle puntate precedenti viene prontamente dimenticato nelle puntate successive. Se il “Jobs Act” aveva costituito quella svolta epocale che avrebbe dovuto attirare investimenti da ogni dove, come mai oggi quegli stessi investimenti sarebbero invece condizionati al sì al referendum? E prossimamente quale altra condizione ci sarà? Le “riforme” non riformano mai abbastanza ed ormai servono soltanto a preparare altre “riforme”, all’infinito.
D’altra parte questo “epocalismo” e queste attese palingenetiche di cui il renzismo si nutre, costituiscono il minore degli aspetti del problema. Gli aspetti più gravi riguardano il non detto, l’ignoto ai più, o addirittura il falso. Tutta la questione dell’illegalità istituzionale viene infatti percepita nei suoi risvolti infimi, come le ruberie ed i privilegi.

Hegel diceva che lo Stato è l’ingresso di Dio nel mondo. Il problema è che l’esistenza dello Stato è persino più dubbia di quella di Dio. Anche rappresentare lo Stato come un apparato di classe gli attribuirebbe un’organicità che in effetti non possiede. Lo Stato è in parte un’astrazione giuridica, in parte una superstizione, ma soprattutto esso rappresenta un’etichetta ed un alibi per le lobby affaristiche prevalenti, lobby delle privatizzazioni, lobby finanziarie, lobby coloniali. E non c’è certezza del diritto che tenga di fronte agli interessi delle lobby che operano nelle istituzioni pubbliche.
Nel 2013 i ministeri hanno imposto un balzello di seicento euro (poi portato addirittura a seicentocinquanta) per poter presentare il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Per i dipendenti pubblici che sono vittime dei soprusi della lobby delle privatizzazioni ciò rappresenta un ulteriore ostacolo alla possibilità di difendersi. Il Consiglio di Stato ha rilevato l’incostituzionalità, l’illegittimità e l’illegalità del balzello, ma poi lo stesso Consiglio di Stato, invece di pronunciarsi per la sua abolizione, ha demandato al governo la risoluzione della questione con un’apposita legge, che ovviamente non si farà, se non in senso peggiorativo. In pratica il Consiglio di Stato se ne è lavato le mani (o, meglio, se le è sporcate insieme col governo).
Un altro risvolto del tutto oscurato dalle fumerie mediatiche riguarda le vere finalità della legislazione fiscale. L’opinione pubblica più “arrabbiata” percepisce il fisco come un’austerità che si è resa necessaria per tamponare i buchi creati dalle ruberie presenti e passate, ignorandone i risvolti lobbistici e coloniali. Ad esempio, nell’ultimo ventennio le tasse sulla casa hanno determinato un crollo dei valori immobiliari. La Banca Centrale Europea ci fa sapere che l’Italia non è riuscita neanche ad agganciarsi alla ripresa europea del valore degli immobili.
Sta di fatto che il crollo dei prezzi degli immobili italiani ha consentito una penetrazione di “investitori” esteri, i quali non hanno atteso la vittoria del sì per arraffare quegli immobili a prezzi stracciati. Le acquisizioni degli immobili sono operazioni coloniali condotte con capitali esteri, ma anche da lobby italiane che concorrono a manovrare quei capitali. Si è quindi creato un establishment interno che trae profitto e vantaggio dalla collaborazione coloniale. Occorrerà vedere se questo establishment consentirà la vittoria dei no, o anche se non sia già pronto a gestirne gli effetti con nuove misure di “austerità”.
A dettare le scadenze di un Paese non sono i risultati elettorali ma le “emergenze”, specialmente quelle artificiose. L’europeismo, come già ci aveva fatto sapere Altiero Spinelli, si alimenta di emergenze, la più ghiotta delle quali sarebbe quella di una guerra, fredda o calda, contro la Russia. La recentissima mozione del parlamento europeo che paragona la minaccia russa a quella dell’Isis, va certamente in questo senso.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 17/11/2016 @ 00:17:36, in Commentario 2016, linkato 2067 volte)
L’ex giudice Luciano Violante svolge nell’attuale Partito Democratico il ruolo di una sorta di ideologo, perciò è stato proprio lui a fornire al partito gli slogan per la campagna per il sì al referendum sulla revisione costituzionale. Secondo Violante nel mondo globalizzato occorre una “democrazia decidente” per poter governare la stessa globalizzazione e non subirla. Lo slogan si presenta auto-contraddittorio, poiché se si cambia la Costituzione in funzione della globalizzazione, non è più la democrazia a decidere ma la globalizzazione. Un testo costituzionale vale l’altro, tanto non se ne è mai rispettato nessuno, perciò parrebbe proprio che il vero scopo di questa “revisione costituzionale” sia quello di elevare alla gloria degli altari il moloc della globalizzazione a cui sacrificare tutte le regole della convivenza civile (comprese le regole della grammatica, a giudicare dagli strafalcioni sintattici del testo sottoposto a referendum).
La contraddizione però, oltre che teorica, è anche pratica, dato che da alcuni anni la globalizzazione è sotto attacco proprio da parte di coloro che l’hanno promossa. In altri termini, nulla assicura che la globalizzazione costituisca un processo irreversibile. Del resto la globalizzazione non ha mai costituito una novità, visto che negli ultimi tre secoli si sono avvicendate fasi di libero scambio con fasi protezionistiche. Chi, come il PD, prende sul serio le esibizioni della Trilateral o del Bilderberg rischia di farsi la falsa impressione che le oligarchie posseggano una “visione” del futuro che in effetti non è né nelle loro corde, né tantomeno nelle loro capacità. La propaganda ufficiale presenta ogni volta il quadro imposto dagli interessi dei ricchi come la tappa fondamentale dei destini dell’umanità, ma gli interessi dei ricchi possono cambiare e così anche i presunti “destini”.

Donald Trump ha condotto gran parte della sua campagna elettorale all’insegna della denuncia dei guasti del Trattato NAFTA, l’area di libero scambio tra USA, Canada e Messico, che ha causato la deindustrializzazione di enormi aree degli Stati Uniti. Trump ha scaricato su Bill Clinton la responsabilità di quel trattato, ma in realtà il NAFTA fu una creatura di Bush padre, che ne fu anche il firmatario.
Clinton non ha potuto smentire Trump poiché, una volta pervenuto alla presidenza, non solo non abolì il trattato, come invece gli chiedevano i sindacati americani, ma ne divenne il lobbista più zelante. Fu così che i Clinton, da famiglia di piccoli lobbisti immobiliari dell’Arkansas, si trovarono lanciati nel grande giro, sino a proiettarsi verso i talami nuziali di Goldman Sachs.

I Democratici non hanno creato il NAFTA ma ora rimangono col cerino acceso in mano, mentre i Repubblicani mandano avanti Trump per defilarsi dalle proprie responsabilità e per spacciarsi come i difensori dei lavoratori. Ovviamente a Trump ed ai Repubblicani non frega nulla del fatto che gli operai perdano il lavoro. C’è anche da dubitare di quell’adesione plebiscitaria degli operai alla candidatura Trump che ora i media cercano di accreditare.
Il protezionismo torna di moda, si forma una lobby dei dazi e la globalizzazione viene messa sotto accusa perché gran parte dell’oligarchia statunitense si trova a fare i conti con un deficit ormai cronico della bilancia commerciale; un deficit che vota al declino l’apparato industriale statunitense. La posizione “in God we Trump” di una gran parte della destra “sovranista” europea non tiene conto del fatto che si tratta di un protezionismo ad uso dei ricchi e delle multinazionali, perciò le ricadute positive del “trumpismo” per Paesi deboli come il nostro risultano del tutto aleatorie. La politica effettiva del nuovo presidente USA non sarà ovviamente quella degli slogan della campagna elettorale, bensì quella dettata dai rapporti di forza tra le lobby.

Trump non è affatto il miliardario spregiudicato e incontrollabile che i media ci hanno raccontato, dato che è un businessman la cui sopravvivenza dipende in tutto e per tutto dai fidi bancari. La vicenda del Buffone di Arcore ha dimostrato ancora una volta che la ricchezza non è affatto sinonimo di indipendenza, semmai di assoluta ricattabilità. Trump è soltanto il nuovo addetto alle pubbliche relazioni dell’imperialismo USA. Via il gagà Obama e largo al tamarro Trump, l’uomo la cui sguaiataggine comunicativa serve a mettere in discussione le certezze che la destra ha imposto un quarto di secolo fa e che ora la sinistra della parodia del “politically correct” si è trovata ad ereditare e ad accreditare come vangelo. L’abito smesso del capitale è diventato la livrea di una sinistra sempre più servile.
Mentre Trump ha lanciato aperture a Putin, Hillary Clinton, e lo stesso Obama, hanno condotto questa campagna elettorale all’insegna dello scontro con la Russia. D’altra parte questa politica di scontro frontale era stata avviata da un’amministrazione repubblicana. Fu infatti l’amministrazione di Bush figlio a decidere nel 2008 di dislocare in Polonia i missili Patriot. Obama si accodò a quella scelta firmando il relativo trattato con un governo polacco che non chiedeva altro per poter andare a riscuotere privilegi nell’Unione Europea grazie alla patente di figlio prediletto della NATO.
Si sa però che il viso pallido parla con lingua biforcuta. Trump ha lasciato ad Hillary il ruolo della guerrafondaia e si è spacciato per amicone di Putin soltanto perché la Russia si è rivelata un osso più duro del previsto, ma i toni concilianti servono agli USA ad avere il tempo di recuperare una posizione di forza.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (5)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (52)
Commentario 2020 (54)
Commentario 2021 (52)
Commentario 2022 (53)
Commentario 2023 (53)
Commentario 2024 (51)
Commentario 2025 (14)
Commenti Flash (62)
Documenti (31)
Emergenze Morali (1)
Falso Movimento (11)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (34)
Links (1)
Manuale del piccolo colonialista (19)
Riceviamo e pubblichiamo (1)
Storia (9)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


03/04/2025 @ 04:30:58
script eseguito in 57 ms