Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Non c’è quasi nulla di ciò che sta facendo Draghi che non potesse fare anche Conte, Green Pass compreso. Il “quasi” si riferisce all'unica cosa che Conte non poteva fare, cioè imbarcare la Lega nel governo per ottenerne l’omertà; all’inizio l’omertà riguardava il Recovery Fund, facendo finta di non vedere che non è un aiuto ma
nuovo debito e nuovi vincoli.
Oggi l’omertà è sul Green Pass, ed è un’omertà remunerativa, visto che c’è da partecipare alla gestione del business delle app di certificazione sanitaria. I tempi tecnici per l'introduzione del Green Pass comportano pause e rallentamenti; ciò può essere utilizzato politicamente dalla Lega, per accreditarsi presso il proprio elettorato come la forza che frena gli eccessi del governo. I ritardi e gli intoppi tecnici nell'applicazione del Green Pass vengono spacciati da Salvini come propri successi.
L'unico motivo che poteva giustificare la formazione del governo Draghi era questo gioco delle parti, cioè una complicità leghista spacciata come opposizione interna al governo. La presenza della Lega è l’unica vera ragione sociale dell’attuale governo ed è l’unico motivo per cui è stato ripescato Draghi. Ovviamente per i media non è facile narrare questa situazione, perciò i commentatori finiscono per avvitarsi nelle proprie menzogne. I media ci assicurano che l'introduzione del Green Pass ha incontrato il consenso della stragrande maggioranza degli Italiani, tranne le solite frange di no-vax. In tal modo risulta impossibile spiegare i motivi di questa apparente conflittualità nel governo, di un Draghi in perenne lotta con un Salvini di cui non si decide a liberarsi. Se la Lega non stesse distribuendo contentini al proprio elettorato, che anzi non la seguirebbe in queste battaglie, allora perché Salvini insiste nell’agitarsi?
Ecco che si affacciano le spiegazioni “esoteriche” alla Ezio Mauro, che ci descrive una specie di energia negativa che si condensa in grumi reazionari, una specie di gara tra Salvini e la Meloni nell’assecondare le tendenze oscurantiste di una parte minoritaria della società. L’opinione pubblica “progressista” viene così educata a temere l’espressione dei bisogni dei poveri, che sono preda dell’irrazionalità, ed a fidarsi dei banchieri, l’unico argine “razionale” contro la barbarie latente nel popolo.
La realtà però è che il Green Pass ha spaccato il fronte dei vaccinofili, poiché ha reso evidente che non vi sarà fine all’emergenza, quindi ha tolto credibilità alla stessa campagna vaccinale. Le giustificazioni del Green Pass sono cominciate con la menzogna del poter stare in sicurezza in ambienti affollati; poi, dopo la menzogna A, quasi subito è arrivata la menzogna B, affidata al divo televisivo dottor Crisanti e rilanciata dal giornalista Travaglio, cioè che il Green Pass serva da surrogato dell'obbligo vaccinale per indurre i riottosi a vaccinarsi. Il messaggio implicito del Green Pass è invece l'opposto: vaccinarsi non ci farà tornare alla normalità, anzi nuove restrizioni sono in arrivo. Ci avevano detto che vaccinandoci saremmo tornati alla normalità; ora ci dicono che per tornare alla “libertà” ci vuole il Green Pass. La reazione scontata è stare in attesa di cos'altro si inventeranno per prolungare l’emergenza. Minacciare l’obbligo vaccinale è a sua volta un nonsenso, poiché può solo indurre molti ad aspettare che l’obbligo sia effettivo per vaccinarsi senza dover firmare la liberatoria, che per parecchi cittadini è la vera pietra dello scandalo.
Appare chiaro che la campagna vaccinale non è più la vera priorità del governo, cosa che ha deluso i vaccinolatri fanatici della “sinistra antagonista”, che ci si erano giocati la faccia, dimostrando che per loro la priorità non era di smascherare l'ipocrisia dei ricchi ma di fare la morale ai poveri. Scaricare l'onere del rischio della vaccinazione esclusivamente sul cittadino rientra nel classico doppiopesismo, per il quale, quando si presenta il conto, dai poveri e deboli si pretende il pagamento in contanti, mentre i ricchi e potenti possono “pagare” con impegni vaghi e generici, cioè con le cazzate. Alle menti “razionali” e “scientifiche” lo stabilire quale dei due sistemi di pagamento sia il più conveniente. L’Uomo Ragno diceva che a molto potere corrisponde molta responsabilità; purtroppo nella realtà è vero l’esatto opposto: più potere si ha, più è facile sfuggire ad ogni responsabilità.
Affermare che il Green Pass abbia qualcosa a che vedere con la Sanità, rientra appunto nella pura narrativa. Il Green Pass è invece un obbiettivo in se stesso, uno strumento di digitalizzazione di massa. Per ora la versione hard del Green Pass è attuata solo in Italia, Francia e alcuni Stati degli USA, mentre la grande maggioranza degli Stati europei si è tirata indietro, sebbene abbiano meno vaccinati di noi. Questo isolamento di Italia e Francia nel contesto europeo viene occultato dai media italiani, ma non sta qui l'aspetto preoccupante. Anche nel caso della scelta del lockdown, l’Italia all’inizio era isolata, e persino oggetto di scherno da parte degli altri Paesi europei; persino l'Organizzazione Mondiale della Sanità non avallò la scelta del governo Conte. Poi è arrivato
il Fondo Monetario Internazionale, che ha sponsorizzato il lockdown, celebrandone persino i vantaggi economici a lungo termine, al che un po’ tutti, tranne la Svezia, si sono adeguati alla direttiva.
I motivi dell'opposizione dell'elettorato leghista al Green Pass sono soprattutto economici. La base elettorale della Lega è composta in gran parte di piccoli imprenditori e loro dipendenti, per i quali il messaggio di un'emergenza infinita equivale alla prospettiva di estinzione. La Lega è costretta quindi a barcamenarsi con un comportamento bipolare: mentre il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti partecipa ai grossi affari legati alla digitalizzazione, al povero deputato Borghi spetta di cercare di tenere buono un elettorato che si sente tradito, mentre Salvini fa la banderuola.
Tra i tanti paradossi della posizione leghista, c’è anche quello che l’emergenza Covid è stata scatenata pretestuosamente all'inizio del 2020 proprio da parte di una Regione guidata dalla Lega. Il presidente della Regione Lombardia, il leghista Fontana, aveva lanciato l’emergenza sanitaria come grande prova tecnica di “autonomia differenziata”, cioè per strappare privilegi fiscali per il Nord. Ogni emergenza è una cordata di affari e di centri di potere, ma c'è una competizione, così spesso capita che il capo della cordata possa essere scalzato da qualche altro lobbista. Fontana, che aveva dato avvio alla fuga emergenziale, si è ritrovato sopravanzato da Conte e Speranza.
Comunque nell’emergenza Covid l’Italia non è, e non è mai stata, a rimorchio di nessun altro Paese. Persino nel crimine di vaccinare i ragazzi, oggi l’Italia procede da sola e per conto proprio. Nei giorni scorsi
Draghi ha celebrato la figura dell’ex ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, che ha bene incarnato l’avventurismo criminale delle oligarchie italiane; un avventurismo che però ha sempre trovato la sponda di una fascia di opinione pubblica trasversale alle ideologie e morbosamente incline al moralismo facinoroso.
In un racconto di Vitaliano Brancati un tale deve spiegare alla moglie i motivi della propria avversione per Mussolini, e perciò enumera le vessazioni che gli vengono imposte, dalle adunate alla camicia nera. A questo elenco la moglie gli replica con un irridente “Tutto qui?”; e allora il protagonista del racconto rimpiange di non aver avuto le capacità espressive di un Leopardi per pronunciare un inno alla libertà. In realtà la libertà poteva anche essere lasciata da parte, preferendo un’osservazione più prosaica: non esiste istupidimento a costo zero.
Quando il nostro presidente Mattarella, in un’occasione solenne, se ne esce con uno slogan del repertorio nostalgo-fascista come
“la libertà non è licenza”, abbassa drasticamente il livello della comunicazione, contando di uscirne indenne grazie al culto della personalità di cui è fatto oggetto; magari sarà pure così, ma intanto l’effetto di disincanto lo ha provocato lo stesso. Dire scemenze nelle occasioni ufficiali fa parte della funzione presidenziale, ma anche con le scemenze c’è una soglia da non oltrepassare, una coerenza comunicativa da rispettare, e non si può attingere a qualsiasi repertorio.
La libertà è limitata dalla legge, e quindi un cittadino non dovrebbe essere vessato e umiliato per aver violato una legge che non c’è, invece è quello che sta accadendo da noi. L'obbligo vaccinale rimane allo stadio di minaccia, di bluff, di trovata estemporanea da conferenza stampa. L’istituzione dell’obbligo sarebbe un atto autoritario ma almeno legalitario e sgombrerebbe il campo dall'attuale clima di intimidazione e di estorsione del “consenso informato”. L'obbligo vaccinale è quindi un bluff da andare a vedere per capire se il governo è davvero disposto a rinunciare sia al vantaggio di costringere i vaccinati a firmargli una liberatoria, sia all'opportunità di gerarchizzare e digitalizzare i rapporti sociali attraverso il green pass.
Che l'aumento dei vaccinati sia diventato una questione secondaria, ce lo conferma il ministro della “Salute” (?) Speranza, il quale ha dichiarato che
neanche il 90% di vaccinati potrebbe bastare ad evitare nuove restrizioni. Come a dire che se vi vaccinate o no, a Speranza, come dicono a Roma, “nun gliene pò fregà de meno”. Neppure terze, quarte, ottantesime dosi di vaccino eviteranno ulteriori e massicce dosi di digitalizzazione di massa. Anzi, una quota residua di non vaccinati da spacciare per untori ed allevatori di varianti, sarà utile come alibi per perpetuare all'infinito l’emergenza.
Il vaccino è un gigantesco business, ma è niente rispetto al
vero business in gioco: la digitalizzazione. Il Green Pass è uno strumento per digitalizzare tutti i rapporti del cittadino con la Pubblica Amministrazione. Si tratta di un tracciamento di massa a cui non si sfugge presentandosi col cartaceo, poiché anche quello sarà verificato elettronicamente.
Nel XIX secolo lo Stato ha dovuto man mano allargare la sfera delle libertà individuali, non per qualche afflato ideale, bensì perché si trovava di fronte al fallimento finanziario dello Stato Assoluto, nel quale i costi del controllo sociale superavano di gran lunga le entrate fiscali. Oggi invece la lobby del digitale vende ai governi una nuova illusione di potere assoluto: sostituire i vecchi e costosi metodi di controllo burocratico con il controllo digitale. La parodia del nazismo che stiamo vivendo fa parte di questa tecnica di vendita, ed ai politici non sorge il dubbio che i nuovi miti di controllo assoluto siano appunto un imbonimento da venditori.
La missione salvifica delle app di controllo viene accreditata secondo uno schema consueto. Ad esempio: nella Scuola si semina l'incertezza sulle procedure di verifica del Green Pass, dopodiché si lancia la nuova super-app che risolverà tutti i problemi. Un'emergenza fittizia a cui si rimedia con una fittizia soluzione.
Il Green Pass sta però determinando anche effetti collaterali e reazioni avverse, tra cui incrinare l’alone di sacralità della campagna vaccinale. La convivenza politeistica tra dio vaccino e la nuova arrivata, la dea app, non sta funzionando, anzi sta sgretolando le fondamenta dell’Olimpo. Narrare che il dio vaccino ha bisogno della stampella delle app per esprimere la sua gloria, è un po’ spoetizzante. Come quando ci si disinnamora, la percezione di un difetto della persona amata, ti fa scoprire di colpo anche tutte le altre magagne. Finora la vaccinolatria aveva ipnotizzato gli intellettuali accademici e li teneva allineati. Con l’istituzione del Green Pass si è invece manifestato chiaramente che il dio vaccino non è in grado di mettere fine all’emergenza sanitaria.
Un'emergenza infinita è una pacchia per i giornalisti, che si nutrono di allarmismo, con tanto di
incentivi statali per diffondere notizie che tengano alta la percezione del pericolo; ma non può gratificare chi abbia un minimo di senso di responsabilità sociale. Ciò ha indirettamente indebolito anche la vaccinolatria, per cui molti si sono accorti improvvisamente che il dio vaccino era il primo a non credere in se stesso. In effetti nella storia delle religioni ne sono successe di cotte e di crude, ma un dio che ti facesse firmare la liberatoria prima di salvarti, non si era mai visto.